Lo Shiatsu: che cos’è e quando può esserti utile

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Cosa raccontano di te i tuoi piedi?
2 settembre 2017
shios
Si chiama Shiatsu l’insieme delle tecniche definite intorno al 1940 dal maestro giapponese Tokujiro Namikoshi: un distillato di filosofie e metodologie antichissime praticate in Giappone e in Cina per millenni.

La storia

Cercando di riassumere una evoluzione millenaria e certamente non lineare, si potrebbe dire che: dalle antiche tecniche cinesi della medicina erboristica, del massaggio, dell’agopuntura e del qi-gong, datate intorno al 1300 ante era volgare, insieme alla filosofia Taoista (500-400 a.e.v.), nasce la Medicina Classica Cinese e la tecnica di massaggio Tui Na (710-793 e.v.). Dalla tecnica Tui-na i giapponesi traggono una tecnica di manipolazione fisica chiamata An-Ma (1320e.v.), dalla quale nasce il moderno Shiatsu che viene legalmente riconosciuto come terapia dal servizio sanitario nazionale giapponese nel 1962.

Le origini sono logicamente interpretate con diverse sfumature a seconda di chi le declama. E in effetti fino alle classificazioni più recenti potremmo parlare di pratiche che si rifanno a tecniche di guarigione indiane, giapponesi, cinesi e anche arabe e che si influenzano e traggono insegnamento a vicenda.

Per chi volesse approfondire consiglio questo articolo.

Il pensiero

Il concetto di base è che il corpo umano sia percorso da canali energetici che la Medicina Tradizionale Cinese (MTC) chiama Meridiani. Questo concetto non è affatto esclusivo della MTC, gli stessi canali in medicina ayurvedica si chiamano Nadi, quella tailandese li chiama Sen, per esempio.

Anche la medicina occidentale si è appena accorta della loro esistenza,  qui lo studio pubblicato dalla US National Library of Medicine.

I canali energetici sono percorsi dal Qi, un energia sottile che nutre e difende. Quando il Qi scorre lungo i meridiani senza impedimenti e con forza sufficiente, tutto va bene. Quando invece il Qi non è abbastanza forte, o sui meridiani ci sono dei “blocchi”, si verificano squilibri energetici che possono indurre vari sintomi e patologie.

Tutte le pratiche che si rifanno alla Medicina Tradizionale Cinese cercano di ristabilire l’equilibrio del Qi e una sua circolazione adeguata. L’agopuntore usa gli aghi, lo Shiatsuka usa la pressione dei pollici (principalmente).

La pratica

Nella lingua giapponese Shi-atsu vuol dire letteralmente “pressione del dito” e infatti una delle tecniche più usate dagli operatori è proprio quella di applicare una pressione “perpendicolare, concentrata e costante” del pollice su alcuni punti specifici dei meridiani.

Oltre alla pressione del pollice, nella pratica dello Shiatsu, è comune usare quella dei palmi, ma anche dei gomiti, delle ginocchia ed eventualmente dei piedi. Altre tecniche usate anche dagli shiatsuka  hanno un nome proprio, come la moxibustione e la coppettazione.

La pratica della moxibustione è molto interessante in quanto si avvale della prima erba medica scoperta e usata dagli egizi oltre 4000 anni fa, anch’essa “riscoperta” oggi: l’ Artemisia. Questa pianta essiccata e arrotolata in “sigari” ha la capacità di raggiungere temperature molto elevate ma soprattutto è in grado di generare un calore che penetra negli strati più profondi dei tessuti, permettendo di interagire con i meridiani energetici. Uno dei casi, ma non certo l’unico,  in cui la moxa viene usata con successo (anche in alcuni ospedali) è quello in cui serve far cambiare la posizione al feto per evitare un parto podalico o un taglio cesareo.

La coppettazione consiste nell’applicazione su punti specifici di coppette che creano un risucchio a seguito del raffreddamento dell’aria contenuta all’interno (la coppetta viene scaldata con una fiamma immediatamente prima di essere applicata, quando l’aria all’interno si raffredda, riducendo il suo volume, crea un vuoto) o di una semplice pompetta. Questa tecnica è salita all’attenzione della cronaca quando sulla pelle degli atleti olimpionici sono state notati cerchi scuri, che ne sono il tipico segno temporaneo.

I benefici

Chi si rivolge ad un operatore Shiatsu, in genere cerca un aiuto per ripristinare l’equilibrio energetico, o anche soltanto un momento da dedicare a se stesso, per rilassarsi. Tuttavia, essendo una pratica di recente diffusione in Italia, spesso ci si rivolge a questo tipo di terapia soltanto dopo aver esaurito le opzioni della medicina allopatica. Quando gli antidolorifici non bastano più per alleviare il mal di schiena o il dolore cervicale, per evitare un intervento invasivo per un’ernia del disco o per problemi di forma fisica legati per esempio alla ritenzione idrica.

Si, la ritenzione idrica per esempio. Tanto per “assaggiare” il modo di vedere le cose in termini di Medicina Tradizionale Cinese, la tendenza ad accumulare liquidi nei tessuti e quindi “gonfiarsi’, potrebbe essere interpretata come il sintomo di una Milza (il meridiano piuttosto che l’organo) che non riesce a “dare forma alle cose”. Riportando questo meridiano in equilibrio si ottiene che i tessuti diventino più sodi ma anche che i pensieri (e le feci) prendano una forma più concreta. Chiaramente insegnare il punto del meridiano su cui fare pressione per stimolare la milza e ridurre la cellulite è un argomento poco valido, perché un approccio olistico, a differenza di quello allopatico (della medicina occidentale), non può basarsi soltanto sulla ricerca della relazione tra singola-causa/singolo-effetto, ma deve tenere conto del “tutto”. E il tutto non si può proprio infilare in un singolo punto.

Terapia alternativa o complementare?

Antonio Palumbo, presidente dell’associazione “Shiatsu Operatori Salento”, insegnante autorizzato dalla FISieo (Federazione Italiana Shiatsu insegnanti e operatori), risponde alla domanda se sia più corretto definire lo Shiatsu una terapia alternativa o complementare.

Innanzitutto bisogna specificare che per il SSN italiano lo Shiatsu IMG_6133non è riconosciuto come terapia, sebbene in altri paesi come il Giappone lo sia da tempo. Io lo definirei come un’attività complementare che stimola il processo di autoguarigione, migliorando la reazione della persona alle terapie “tradizionali” e di fatto integrandosi con queste, aiutandole e completandole.

Solitamente la gente si rivolge ad un operatore del nostro settore quando sta attraversando situazioni particolari, quelle fasi della vita come il delicato periodo successivo al parto, o la transizione verso la menopausa, o l’invecchiamento oppure l’adolescenza, o in seguito ad un trauma (fisico o psicologico). In queste fasi l’equilibrio energetico è un obbiettivo molto difficile da raggiungere con le terapie tradizionali e spesso lo Shiatsu, se praticato da un operatore preparato, aiuta a recuperare il benessere in maniera molto più veloce. Comunque la gente non si rivolge a noi solo per problemi gravi, a volte a ricorrere allo shiatsu è un atleta che cerca una condizione fisica migliore, a volte è uno studente che ha bisogno di più concentrazione, e spesso semplicemente una persona che vuole allentare lo stress.

Una cosa molto importante che tengo a sottolineare è che lo Shiatsu non è una tecnica facile da imparare, anzi è piuttosto complessa e variegata e per diventare un operatore professionista è indispensabile compiere un percorso formativo adeguato, con degli standard come quelli imposti dalla FISieo, che certifica gli operatori professionisti ai sensi della legge 04/2013. Per esempio, una scuola come la nostra che ha sede a Brindisi, come qualunque altra in Italia, deve seguire programmi allineati ai più alti standard internazionali, per essere autorizzata dalla FISieo. Questa è una garanzia importante per chi si rivolge a noi in qualità di insegnanti o di operatori.

Per divenire un operatore Shiatsu (shiatsuka) non basta imparare una successione di tecniche e di movimenti, o come lo chiamiamo noi un Kata, ma bisogna studiare anche la Medicina Tradizionale Cinese, l’anatomia e la fisiologia del corpo umano. I parametri della FISieo sono molto rigorosi, in genere i nostri corsi professionali durano tre anni e prevedono circa 700 ore ore di studio teorico e pratico. (Approfondisci)”

I rischi

In teoria il trattamento Shiatsu non ha particolari rischi, sempre ammesso che venga praticato da un operatore serio, ma ci sono dei casi in cui bisogna prestare molta attenzione. Per esempio in alcuni casi di tumore o disfunzioni cardiache. Un operatore qualificato e onesto comunque difficilmente deciderà di interagire con uno squilibrio fuori dalla sua portata.

La durata del trattamento

Normalmente il trattamento si svolge sdraiati su un materassino chiamato “futon”, vestiti, in silenzio meditativo. I benefici si avvertono anche al primo trattamento, ma per completare un percorso di riequilibrio possono servire anche una decina di trattamenti.

Le controversie

Visto che ultimamente settimane se ne è discusso molto, accenniamo allo controversia tra estetiste ed operatori che si è conclusa a Luglio 2016 con la sentenza definitiva del Consiglio di Stato in sede Giurisdizionale.

Ebbene la sentenza, visibile nella versione integrale qui, ha stabilito che tutte le pratiche manipolatorie rientranti nella categoria delle discipline bio-naturali (tra cui lo Shiatsu e il Tuina) NON rientrano nell’ambito dell’attività di estetista, contraddicendo l’interpretazione che era stata precedentemente data dalla sentenza del TAR della Liguria. Resta inteso che un’estetista che abbia studiato tra i vari stili di massaggio estetico anche quello Shiatsu, possa praticare un massaggio “stile” shiatsu, e che qualora anch’essa/o completi un percorso di studi adeguato, può operare in piena regola come operatore professionista di Shiatsu.

 

Come si diventa operatore Shiatsu

I corsi delle scuole autorizzate di solito prevedono un percorso di tre anni. Le due maggiori associazioni professionali che certificano le scuole e gli operatori, sono la FISieo (federazione italiana shiatsu insegnanti e operatori) a la COS (coordinamento operatori shiatsu). I vari stili, che siano quello Masunaga o Namikoshi, sono scelte personali che magari è meglio fare dopo essersi fatta una idea pratica di quali siano le differenze. Quello che è più importante è il curriculum vitae degli insegnanti, quello di un buon maestro dovrebbe essere ricco e variegato, altrimenti esiste un rischio fuffa! E soprattutto bisogna ricordare che il governo italiano, pur non avendo istituito un albo professionale, ha affidato il compito di regolare le qualifiche professionali alle associazioni e federazioni, ma solo a quelle riconosciute dal Ministero dello Sviluppo Economico (legge 04/2013). Bisogna verificare bene questa informazione prima di intraprendere un corso di studi che potrebbe portarti ad essere qualificato ne più ne meno della vecchietta che ti unge l’olio pronunciando le preghiere magiche per cacciare i vermi 😉

 

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Autore: Giovanni Guarini (articolo apparso originariamente su you-ng.it )

 

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